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Morfologia e Idrogeologia

La ricchezza idrica, da cui il toponimo "Simbruini" (sub-imbribus "sotto le piogge"), è una delle caratteristiche peculiari dell'area, tanto che l'acqua che sgorga da queste montagne rifornisce anche parte della capitale e del sud hinterland.
È sicuramente l'acqua la protagonista dei Monti Simbruini. Infatti l'alta Valle dell'Aniene è sempre stata una zona donatrice di acqua, già gli antichi romani a varie riprese prelevarono l'acqua per mezzo di imponenti acquedotti: Marcio, Claudio, Anio Vetus e Anio Novus.
Le abbondantissime piogge e le nevi, unitamente all'ambiente carsico, hanno creato le condizioni per un sistema di sorgenti pedemontane, da cui tutt'oggi viene prelevata acqua potabile utilizzata per dissetare parte dell'area urbana di Roma, quella dei Colli Albani e di molti comuni ubicati nell'alta Valle
del Sacco.

I Monti Simbruini, insieme ai Monti Ernici, costituiscono una struttura idrogeologica fra le più imponenti dell'Appennino centro-meridionale. Dalla struttura idrogeologica simbruino-ernica si originano linee di flusso divergenti tra loro che originano alla periferia del sistema, in corrispondenza del contatto con i depositi argillosi, le principali sorgenti. Verso NW si trovano le Sorgenti dell'Acqua Marcia (5,4 m3/s), oltre alle citate sorgenti esistono all'interno del sistema idrogeologico altre sorgenti con portate anche rilevanti.
Anche il carsismo svolge un ruolo molto importante nell'idrogeologia del sistema simbruino-ernico, favorendo la formazione di circuiti all'interno della struttura che contribuiscono alla formazione di sorgenti con regime impulsivo.
La catena dei Monti Simbruini formata da rocce calcareo-dolomitiche è orientata in direzione NW-SE ed è lunga circa 150 km. La catena è limitata lateralmente dai depositi argillosi (flysch) della Valle Latina (o Valle del Sacco) a SW e della Valle Roveto (o Valle del Liri) a Nord-Est.
L'area dei Monti Simbruini si è originata in un settore di crosta terrestre coperta dal mare (nel quale si sono accumulati notevoli spessori di sedimenti poi trasformati in rocce calcaree); successivamente è stata soggetta a movimenti di intensa deformazione che hanno portato alla formazione dell'odierna catena montuosa.

Acqua e carsismo cascatella delle Tartare
 
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